Recensioni

Una questione privata

“Una questione privata” di Beppe Fenoglio, Einaudi 2014

Ho letto questo romanzo a digiuno completo della genesi del libro, pur sapendo che Fenoglio è stato partigiano e che molto di autobiografico c’è all’interno del romanzo. Sapevo che si trattata di una storia di passione, in cui una ragazza era forse amata da due ragazzi, entrambi partigiani. Non so cosa mi aspettassi, forse i due che litigavano per la ragazza, forse azione diversa da quella che ho e non ho trovato. Perché mi aspettavo più movimento, questo è vero, ma se non ho trovato movimento in senso materiale, ho sicuramente trovato uno sconvolgimento dell’anima.

L’ho letto in un unico giorno, complice queste lente domeniche da zona rossa, e probabilmente per questo mi ha completamente invasa con la sua atmosfera nebbiosa di Langhe e con il senso del vuoto, dell’attesa, della spiegazione e di una resa dei conti che tarda ad arrivare.

Mi ha colpita la sospensione in cui vive Milton, mi ha colpita come la nebbia, dentro la quale il protagonista si aggira alla ricerca di Giorgio e della verità, sia metafora della condizione in cui è costretto a ricordare il suo amore per Fulvia, senza poter vedere bene ciò che è stato, nel dubbio atroce che lei abbia amato anche il bel Giorgio, e non solo lui il brutto e triste Milton, capace però di emozionarla con le parole, come nessun altro. Con le sue traduzioni dall’inglese e con le sue lettere che iniziava invocandola: “Fulvia, dannazione!” o “Fulvia, splendore”.

“Davvero sono splendida?” “No, non sei splendida.” “Ah, non lo sono?” “Sei tutto lo splendore.” “Tu, tu, tu. – fece lei, – tu hai una maniera di metter fuori le parole… Ad esempio è stato come se sentissi pronunziare splendore per la prima volta.” “Non è strano. Non c’era splendore prima di te.”

Lo sconvolgimento dell’animo di Milton permea tutte le pagine: sia quando ricorda la sua Fulvia e le giornate trascorse insieme, sia quando vaga per la campagna in mezzo a nebbia o pioggia per cercare Giorgio, per chiarire con lui la situazione, un Giorgio che nel frattempo è stato catturato dai fascisti.

C’è molto della vita dei partigiani in questo romanzo, l’organizzazione nelle due fazioni, i rossi e i badogliani, il modo di vivere e di comunicare tra loro, l’appoggiarsi alle famiglie di contadini per un pasto caldo e per informazioni sui movimenti dei soldati. Conosco i luoghi nei quali si svolge il romanzo e questo forse me l’ha reso più caro ma, quello che mi ha veramente colpito di questa vita “paramilitare”, è il modo in cui questi ragazzi andavano avanti, considerando i capi trentenni ormai vecchi, e concentrandosi solo sul quotidiano, sulla vita del partigiano, senza mai accennare alla vita precedente, perché il prima non conta più e, nel momento in cui consenti a qualcosa di prima di toccare la tua mente, allora sei perduto.

(Immagine tratta dal film “Una questione privata” di Paolo e Vittorio Taviani del 2017)

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